L’Italia è appena finita sotto procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea. Non è un richiamo leggero: abbiamo ricevuto una “lettera di costituzione in mora,” che è il primo passo formale per le sanzioni.
La Contestazione Principale
Il motivo è molto specifico: l’Italia non ha rimosso in tempo gli incentivi (i famosi bonus) per l’installazione delle caldaie che usano combustibili fossili (come il gas). Questa eliminazione era un obbligo previsto dalla Direttiva “Case Green” e doveva scattare entro il 1° gennaio 2025. Siamo in ritardo, insieme a Paesi come Estonia e Ungheria.
Perché l’UE Spinge così Tanto?
Per Bruxelles, eliminare questi incentivi è strategico e urgente. L’obiettivo primario è spingere la decarbonizzazione del settore edilizio.
Devi considerare che oltre tre quarti del consumo energetico finale delle famiglie per riscaldamento e acqua calda viene ancora dai combustibili fossili. La mossa di bloccare i bonus serve proprio a reindirizzare gli investimenti verso soluzioni più sostenibili e a lungo termine.
Cosa Succede Ora? I Prossimi Mesi sono Decisivi
Il Governo ha due mesi per rispondere formalmente alla Commissione e sistemare la situazione. Se non ci allineiamo, rischiamo di essere deferiti alla Corte di Giustizia UE.
Inoltre, c’è un tema più ampio: il Governo ha anche rinviato l’adozione completa della Direttiva “Case Green” nel Disegno di legge Delegazione europea 2025. Nonostante questo rinvio, l’obbligo di definire la nostra strategia di decarbonizzazione resta, e il piano finale (con obiettivi e strumenti economici) deve essere pronto entro maggio 2026.
Insomma, il conto alla rovescia è iniziato. L’Italia deve definire rapidamente una strategia coerente e credibile sul futuro del riscaldamento domestico.